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Movie Tourism

Immagine: © fazon - Fotolia - Fontana di Trevi

Immagine: © fazon - Fotolia - Fontana di Trevi

Si chiama “Movie Tourism” oppure “Movie Tour” e sta riscuotendo un grandissimo successo. Si tratta di una nuova frontiera del turismo. Già in voga da alcuni anni, il Movie Tourism sembra essere sempre più ambito sia da italiani che da stranieri. L’Italia è un Paese pieno di luoghi dove sono stati girati film e fiction. Da sempre sono tantissimi i turisti che si recano alla Fontana di Trevi per vedere il posto dove Anita Ekberg ha fatto il bagno nel famoso film “La Dolce Vita”. Ma i luoghi resi noti attraverso il cinema non si fermano qui: sono molti di più.

Molti turisti hanno iniziato a visitare piccoli paesini che prima nessuno considerava mete turistiche. Molto stupore c’é stato ad esempio tra gli abitanti della Città della Pieve in provincia di Perugia. La cittadina medievale umbra è stato teatro di riprese per la nota serie “Carabinieri” che ha riscontrato un grandissimo successo televisivo. Da qualche anno la cittadina è diventata un’ambita meta turistica. Poi c’é anche il Castello di Agliè nei pressi di Torino, che ha fatto da sfondo alla fiction “Elisa di Rivombrosa”. In pochi anni il Castello ha registrato un aumento esponenziale di visitatori. In pochi anni i visitatori sono passati da meno di 9.000 sfiorando quasi 57.000.
Anche film campioni di incassi come “Benvenuti al Sud” hanno portato una grandissima ondata di turisti nelle Regioni meridionali. Da non dimenticare anche la pellicola “Basilicata coast to coast” diretta da Rocco Papaleo del 2010 che ha mostrato tra i luoghi più belli della Regione. Anche questo film ha fatto sì che la Basilicata sia diventata una destinazione turistica ancora più amata.

Bianco, rosso e Verdone

Immagine: © Gabriele Giorgetti - Fotolia - Lo Stivale tricolore

Immagine: © Gabriele Giorgetti - Fotolia - Lo Stivale tricolore

Agli inizi degli anni ottanta Carlo Verdone, reduce dal successo del film Un sacco bello, da lui diretto e interpretato (grazie ad una buona dose di insegnamenti e consigli da parte del produttore Sergio Leone), era molto incerto sul da farsi. Bianco, rosso e Verdone, uno dei titoli più conosciuti del regista, attore e sceneggiatore romano, nacque con molta titubanza, sia da parte di Sergio Leone, ancora una volta alla produzione, sia di Verdone stesso, che temeva venisse fuori un pallido sequel del film precedente.

Questa commedia on the road si rivelò invece un’altro titolo riuscitissimo, in cui Verdone interpreta tre declinazioni dei personaggi che il pubblico aveva già imparato ad amare sul piccolo schermo: Mimmo, Furio e Pasquale.

Trama

Le elezioni politiche sono imminenti, e i tre protagonisti Mimmo, Furio e Pasquale intraprendono separatamente un viaggio per l’Italia, in modo da raggiungere il seggio di appartenenza. Furio Zoccano è il tipico ossessivo-compulsivo che riversa le sue manie sulla moglie Magda e i figli Anton Giulio e Anton Luca. Un personaggio che ricomparirà con altro nome in un altra fortunata pellicola di Verdone, Viaggi di nozze. Mimmo è il ragazzo timido e inesperto, il quale accompagna la nonna comunista sfegatata – una fantastica Sora Lella – a votare PCI a Roma. Infine Pasquale Amitrano è un immigrato cafone che vive in Germania, a Monaco, e viaggia verso Matera con l’Alfasud rossa; muto per gran parte del film, darà sfogo di sé soltanto arrivato al seggio.

Grande, grosso e Verdone

Nel 2008 i tre personaggi tornarono sullo schermo in un nuovo film, fortemente voluto dai fan del regista. Partecipano come comprimari Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Eva Riccobono e Roberto Farnesi.

La nascita del cinema Hollywoodiano

Hollywood è indubbiamente uno dei luoghi del cinema più rinomati al mondo. Viene considerato la “città dei V.I.P.” e la “città del cinema” statunitense per eccellenza.

Immagine: © Andrew Bayda - Fotolia - Hollywood

Immagine: © Andrew Bayda - Fotolia - Hollywood

La produzione cinematografica di Hollywood nacque nel primo dopoguerra. Dopo la prima guerra mondiale l’intento degli americani fu quello di mostrare la loro supremazia nei confronti dell’Europa, anche per quanto riguardava la produzione cinematografica. La nascita di Hollywood concise in contemporanea con la scomparsa del cinema pionieristico. La produzione cinematografica Hollywoodiana fu infatti sin da subito molto legata al profitto e all’affermazione del potere dei produttori, che avevano stretti contatti con le potenze finanziarie di Wall Street. Così accadde che l’influenza dei produttori crebbe rispetto a quella dei registi. Questo cambiamento portò inevitabilmente a un cambiamento anche nella tipologia di film prodotti, molto più mirati a fare incasso che a fare un cinema critico a sfondo politico o sociale. I registi che non ebbero abbastanza successo vennero gradualmente messi in disparte. Pensiamo ad esempio a Griffith che in seguito agli scarsi incassi dei suoi film come America e Zingaresca non ottenne più finanziamenti e dunque iniziò la fase del suo declino, senza considerare il suo grandissimo talento e mettendo fine alla sua carriera da maestro. Cecil B. De Mille fu uno dei registi che meglio riuscirono a rappresentare il nuovo corso inaugurato a Hollywood, il quale creò film e personaggi che attirarono un vasto pubblico senza però dimenticare l’arte in tutto ciò.  
Così nacque quello che ancora oggi contraddistingue il cinema di Hollywood, ovvero la creazione di film di consumo in grande stile. Ricordiamo ad esempio King Vidor, il quale come tanti altro registi riuscì ad unire il profitto all’arte in maniera esemplare.

Walter Matthau e Jack Lemmon

Uno è Walter Matthau, attore con un inconfondibile viso burbero dalle linee marcate; l’altro è Jack Lemmon, interprete di commedie brillanti come “A qualcuno piace caldo” del regista Billy Wilder. La “strana coppia”, come si intitola una delle pellicole più famose in cui il duo comico ha recitato insieme, come spesso accade funziona mettendo insieme due opposti, dal cui incontro/scontro nascono inevitabilmente scintille. L’alchimia tra i due è alla base di tante commedie di successo dagli anni sessanta fino ai novanta, e divenne un amicizia anche nella vita reale, tanto da essere sepolti insieme al Westwood Village Memorial Park Cemetery nei pressi di Los Angeles.

Immagine: ©panthermedia.net/ John McAllister - La strana coppia

Immagine: ©panthermedia.net/ John McAllister - La strana coppia

Il primo film in cui Matthau e Lemmon apparirono insieme è “Non per soldi… ma per denaro”, diretto da Wilder nel 1966, in cui un cameramen e il suo cognato avvocato organizzano una truffa ai danni di una compagnia assicurativa. La pellicola che li lanciò definitivamente arrivò però due anni dopo. Nel 1968 “La strana coppia”, trasposizione di una commedia di Neil Simon, mise in luce il funzionamento perfetto del duo sul grande schermo. Ovviamente Matthau interpreta uno scapolo fresco di separazione, caotico nella vita e nel suo appartamento, mentre Lemmon, anch’egli separato dalla moglie, è un ossessivo-compulsivo fissato per la pulizia. Il film ebbe un seguito, “La strana coppia 2”, trent’anni dopo, nel 1998.

Nei decenni successivi la carriera dei due continuò con “Prima pagina” di Wilder, commedia sul mondo del giornalismo, “Buddy Buddy” sempre di Wilder, e in età più avanzata “Due irresistibili brontoloni”, film del 1993 in cui il duo battibecca di continuo come ai vecchi tempi.

Una famiglia perfetta

È uscito il 29 novembre scorso nelle sale italiane “Una famiglia perfetta”. La commedia diretta da Paolo Genovese è senza dubbio un film natalizio, che non rinuncia a lucine e Panettoni, ma che al tempo stesso è in grado di far sorprendere e a offrire molto di più. Ha il carattere di una commedia all’italiana, comica ma al tempo stesso molto riflessiva.

Immagine: © Mammut Vision - Fotolia - cinema

Immagine: © Mammut Vision - Fotolia - cinema

L’ambientazione è borghese. Abbiamo un albero di Natale e una tavola ben apparecchiata. Come spesso accade anche nella realtà nulla va come ci si aspetta a partire dalla prima riunione a tavola quando Leone, il protagonista del film, se ne esce con un commento molto cinico. Da questo momento in poi si capisce che quella che vediamo sullo schermo non è una vera famiglia, bensì una compagnia di attori pagati da Leone per non sentirsi solo il giorno della Vigilia di Natale. Leone, interpretato dal bravissimo Sergio Castellitto, è un uomo ricco e potente, ma molto solo. Leone infatti non ha una famiglia.
Per via del cinismo di Leone la notte che dovrebbe essere la più magica e tradizionale dell’anno si rivelerà un vero incubo per tutti.
La pellicola sorprende soprattutto per il suo pizzico pirandelliano. Infatti nel film finzione e realtà si intrecciano e lo spettatore si ritrova spesso a chiedersi se quello che sta vedendo è messa in scena o realtà. Lo spettatore inoltre si ritrova anche a chiedersi quale sia il senso delle azioni di Leone. Nel finale molto ben riuscito lo spettatore conoscerà il lato umano di tutti i personaggi, anche di Leone, che durante il film colpisce per il suo distacco e per il suo cinismo.
Il film è senz’altro originale e il coinvolgimento resta alto durante tutto il film.

Gli hotel di James Bond

Per chi volesse ripercorrere le orme di James Bond il sito di recensioni di viaggio www.tripadvisor.it ha stilato un elenco degli alberghi di lusso, luoghi del cinema per antonomasia, dove gli interpreti di James Bond hanno girato alcune scene cult di 007. Proprio ora che è uscito il 31 ottobre scorso nelle sale “Skyfall”, l’ultimo film di spionaggio della serie James Bond e in occasione dei 50 anni di anniversario dal debutto cinematografico, non c’é momento migliore per visitare uno degli alberghi diventati celebri grazie alla serie. Qui vi parleremo degli hotel europei dove James Bond si è trattenuto.

Immagine: © piai - Fotolia - James Bond

Immagine: © piai - Fotolia - James Bond

Iniziamo con l’hotel di lusso italiano, il Cala di Volpe, che si trova in Costa Smeralda. Qui Roger Moore ha girato alcune importanti scene in “La spia che mi amava”. Sempre in Italia, è diventato set l’Hotel Cipriani a Venezia, considerato uno dei migliori hotel al mondo. Dall’hotel si gode una vista mozzafiato sulla laguna di Venezia. L’albergo ha fatto da sfondo nella scena del film di “Casino Royale” nel momento in cui Daniel Craig attracca il suo yacht. Spostiamoci ora in Turchia, nel bellissimo Ciragan Palace Kempinski a Istanbul, il più lussuoso hotel della metropoli turca. Qui sono state girate diverse scene dell’ultimo film della serie. Set cinematografico è stato anche il Stoke Park Country Club che si trova in Inghilterra, precisamente a Buckingamshire. Questa villa maestosa è stato il set di ben due film della serie famosissima, ovvero “Missione Goldfinger” e “Il domani non muore mai”. Nel Grandhotel Pupp in Repubblica Ceca sono state girate le storiche scene in cui Daniel Craig gioca a poker. Infine consigliamo di visitare l’Atlantic Kempinski ad Amburgo, luogo in cui Pierce Brosnan va fin sopra il tetto dopo aver ucciso nella sua stanza il dottor Kaufman, e il The Langham londinese, dove sono state girate delle scene della pellicola “GoldenEye”.

Franco e Ciccio

Franco e Ciccio, ovvero Franco Franchi e Francesco “Ciccio” Ingrassia, vengono ricordati come una delle più inossidabili coppie storiche del cinema comico italiano, con ben 114 film recitati insieme all’attivo, capaci di far ridere di gusto senza mai scadere nella volgarità.

Immagine: © Kzenon - Fotolia - Film comici

Immagine: © Kzenon - Fotolia - Film comici

Il clima di povertà del secondo dopoguerra, nel quale cominciarono a muovere i primi passi nell’ambiente teatrale e dello spettacolo di strada, non rese facile il periodo di gavetta per nessuno dei due. Nel 1954 i due comici siciliani, che già si conoscevano di vista, collaborarono per la prima volta insieme in uno sketch da palcoscenico, in cui Ciccio cantava il brano “Core ‘ngrato”, continuamente interrotto e disturbato da Franco. Quest’ultimo mancava ancora dei rudimenti della recitazione e aveva delle difficoltà ad esprimersi in italiano, ma grazie alle prove il duetto fu un grande successo di pubblico. La collaborazione partì in sordina, con un Ingrassia titubante, anche per la differenza di età di sei anni con Franchi, ma alla fine gli diede una chance e gli fece da maestro. Furono proprio le marcate differenze tra i due – Ciccio alto, magro, di cultura, e Franco basso, rozzo e incontenibile – a creare l’alchimia giusta, rendendoli protagonisti di fortunati tour teatrali anche nel nord Italia.

Fu il cantante Domenico Modugno a dar loro la prima occasione sul grande schermo, con una parte nella pellicola “Appuntamento ad Ischia” del 1960, di cui egli era protagonista, ma il vero lancio avvenne con “I due della legione straniera” con regia di Lucio Fulci, due anni più tardi. Franco e Ciccio divennero star del botteghino, e tra gli anni Sessanta e Settanta anche della televisione: fu il vertice della loro carriera. La critica però non fu mai accondiscendente, etichettandoli come fenomeno trash.

Alberto Sordi, l’italiano medio

“Ve lo meritate Alberto Sordi!”: con queste parole Nanni Moretti, nel suo primo film “Ecce Bombo” del 1978, apostrofava alcuni coetanei, colpevoli di cadere nei soliti luoghi comuni del qualunquismo del Bel Paese, incarnato nella sua opinione da Alberto Sordi. Ma chi è stato veramente questo popolarissimo attore romano, ormai maschera eterna, come Totò prima di lui, della commedia all’italiana?

Colonne a Roma col tricolore (© DOC RABE Media - Fotolia)

Colonne a Roma col tricolore (© DOC RABE Media - Fotolia)

Alberto Sordi nacque a Roma, nel rione popolare di Trastevere, nel 1920. Il suo talento ebbe modo di emergere in maniera assai precoce, sfociando prima nello studio del canto lirico – su influenza del padre, professore di musica – e poi nei primi lavori a Cinecittà come comparsa e come doppiatore. I primi successi di pubblico arrivarono grazie alle macchiette interpretate in alcune trasmissioni radiofoniche durante gli anni Quaranta.

La vera consacrazione sul grande schermo venne raggiunta con la partecipazione a due lungometraggi del maestro Federico Fellini, “Lo sceicco bianco” del 1952 e “I vitelloni” del 1953. Da quel momento la sua carriera ebbe un’accelerazione tale che arrivò a girare ben dieci pellicole l’anno. Sordi, disprezzato da una critica a quei tempi fortemente polarizzata su posizioni ideologiche e poco incline ad interrogarsi sulle ragioni di un consenso così diffuso presso gli spettatori, divenne, ruolo dopo ruolo, l’interprete dell’italiano medio per antonomasia nell’Italia del boom economico del dopoguerra.

Conformista, grottesco, meschino, ma anche capace di grandi slanci di cuore: questo è lo stereotipo che la filmografia di Sordi contribuì a diffondere, e di cui andò sempre orgoglioso. Tra le sue commedie più celebri, ricordiamo “Un americano a Roma”, “Il medico della mutua” e “Il marchese del Grillo”.

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